Tutti frutti è il soprannome usato dai collezionisti per uno stile di gioielli Cartier (in particolare bracciali, collane e spille) in cui gemme colorate intagliate sono combinate in composizioni dense e multicolori che evocano la ricca tradizione decorativa dei gioielli Moghul. Il nome non è stato usato da Cartier stessa; è stato applicato retrospettivamente dal mercato come una vivida scorciatoia per un'estetica distintiva e immediatamente riconoscibile.
I materiali distintivi di questo stile sono smeraldi, rubini e zaffiri intagliati, modellati in foglie, bacche e forme floreali, incastonati insieme a diamanti in montature di platino o oro. L'intaglio è essenziale per l'effetto, le pietre non sono semplicemente sfaccettate nel modo convenzionale ma lavorate in forme tridimensionali che conferiscono al gioiello una qualità scultorea assente nei pezzi con gemme standard. La combinazione delle tre pietre colorate con i diamanti crea un effetto di abbondanti botanici ingioiellati.
L'ispirazione proviene dall'impegno di Cartier con l'arte e i gioielli dell'India Moghul, e con le tradizioni decorative persiane e islamiche che hanno influenzato molti dei design dell'azienda, dove le gemme intagliate avevano una lunga tradizione e dove i gioiellieri europei acquisivano pietre eccezionali e commissioni dalla fine del XIX secolo. I viaggi di Jacques Cartier in India (protrattisi per ventotto anni), insieme alle sue visite a Ceylon per procurarsi direttamente gli zaffiri, e le relazioni che l'azienda sviluppò con i clienti reali indiani, furono centrali per questo scambio creativo.
I diari di Jacques Cartier registrano la profondità del suo impegno intellettuale con la storia e l'arte indiana, una prospettiva che andava ben oltre l'acquisto commerciale di gemme.
Maharajas and Mughal Magnificence e Cartier and the Maharaja esplorano in dettaglio questa relazione e le sue conseguenze creative.
Lo stile fiorì in particolare tra la fine degli anni '20 e gli anni '30, sovrapponendosi al periodo Art Déco (esplorato in Cartier Art Deco: A Beautiful Adornment) pur attingendo a una tradizione di origine diversa. I pezzi si distinguono per la qualità e la quantità delle loro pietre intagliate, che erano esse stesse oggetti storici (spesso riciclati da gioielli indiani più antichi) a cui vennero date nuove montature a Parigi.
La storia di come lo stile si è sviluppato e i clienti che hanno commissionato i pezzi più significativi, inclusa Daisy Fellowes, è trattata in Maharajas and Mughal Magnificence e Cartier and the Maharaja, e in The Cartiers, capp. 7 e 8.
Fonti
- Francesca Cartier Brickell, The Cartiers (Ballantine Books, 2019), cap. 7 (“Londra Preziosa: Fine anni '20”) e cap. 8 (“Diamanti e Depressione: Gli anni '30”)
- Hans Nadelhoffer, Cartier: Jewelers Extraordinary (Thames and Hudson, 1984; rivisto 2007), cit. p. 170